La “comfort zone”. Questa zona spazio/temporale che non permette al nostro IO di evolversi. Ho sempre cercato di uscirne fuori. Quando mi accorgevo di essermene creata una (volontariamente o no) cercavo sempre di romperne i confini ed uscirne fuori.

La prima volta che ne ruppi una fu quando cominciai a lavorare durante l’estate. Mentre tutti i miei amici passavano le giornate al mare o in motorino, io andavo a consegnare elettrodomestici per soli 70 euro alla settimana. È stata un’esperienza molto formativa di cui non mi pento. Oggi so apprezzare quelle giornate spese fra un frigorifero ed una lavatrice consegnate al settimo piano senza ascensore e con le scale strette.

La seconda volta in cui ruppi la mia “comfort zone” fu quando decisi di partire militare, nell’ormai lontano 2006. A soli 20 anni, andare via da casa, in un posto per me lontanissimo come Trieste (poi Bolzano e Passo del Tonale) fu una bella botta. Oggi posso dire che quello è stato l’anno più bello, importante e formativo della mia vita. Passare dal chiedere alla mamma di farmi da mangiare e pulire i vestiti al doversi fare il letto e marciare con gente che ti urlava addosso fu un bel cambiamento, ma ha fortificato il mio carattere ed affinato il mio spirito di adattamento.

La terza, e forse più importante, volta in cui la mia “comfort zone” fu distrutta ci porta nel lontano 22 aprile 2010. Quel giorno cominciò la mia avventura al Mc Donald’s come CREW. La mia avventura all’interno del più discusso e famoso fast food di tutto il mondo è durata all’incirca 7 anni. Sette anni di rabbia, gioie, sconfitte e vittorie. Durante quegli anni le mie capacità di problem solving e di sopportazione degli “stronzi” hanno subito un vero e proprio boom. Devo tutte le mie capacità di arrangiamento, di sopportazione dello stress e di gestione dei soldi a quella cucina, a quelle casse e a quei panini. Sono stati anni difficili: oltre il lavoro ho portato avanti due lauree ed una tesi sperimentale che mi ha portato via non poche ore di sonno. Un piccolo grazie anche a quel laboratorio; dove stetti due anni a preparare la tesi e successivamente l’articolo poi pubblicato.

La quarta volta in cui proprio pensai di aver fatto una cazzata fu nel febbraio 2017. In quell’anno, dopo essermi laureato a marzo del 2016 e dopo qualche mese di laboratorio, decisi di andare a passare qualche mese in Inghilterra e più precisamente a Southampton. Il biglietto di sola andata per l’Inghilterra lo comprai qualche mese prima ma non avrei mai pensato di usarlo sul serio; lo comprai solo perché costava poco. Il giorno della partenza avevo lo stomaco chiuso e mentre mi avvicinavo al controllo passaporto pensavo dentro di me : “cazzo stai facendo”. Il primo giorno, e la prima notte, nella mia stanza di Southampton furono traumatici. Non parlavo quasi inglese e condividevo la casa con 3 ragazzi e una ragazza, tutti stranieri. Il primo giorno non mi vergogno di dire che piansi. Mi mancava casa e pensavo di aver fatto una cazzata gigantesca. In quei giorni mi accorsi come tutte le capacità di arrangiamento che avevo sviluppato nel corso degli anni mi stavano aiutando a superare tanti scogli come i documenti o semplicemente il biglietto del BUS. Mi ambientai quasi subito e cominciai a studiare la lingua. Furono 5 mesi intensi e bellissimi (a parte la mancanza di sole).

L’ultima volta in cui ruppi i confini della mia “comfort zone” fu il 4 novembre 2017: giorno in cui da Ravenna arrivo una chiamata per una supplenza di due mesi. Ancora non lo sapevo ma quel giorno la mia vita fu letteralmente sconvolta. Il 4 mattina dormivo nel mio bel letto comodo e la sera mi ritrovai con le mie cose su un traghetto in direzione Livorno e poi Ravenna. Giorno 6 novembre 2022 cominciai la mia esperienza come professore di scienze.

Il succo di tutto questo è che nella mia breve vita, uscire dalla comfort zone mi ha sempre portato avanti e mai indietro. Anche se sembrava difficile o ingiusto o scomodo.

 

In fondo anche un calcio nel culo fa fare un passo avanti.

 

“Sappiamo ciò che siamo, ma non ciò che potremmo diventare”

William Shakespeare

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