Marradi – Eremo di Gamogna

Il percorso parte dal grazioso paesino di Marradi, famosissimo per le sagre autunnali sulle castagne. Il percorso parte da Via Fabbrini imboccando l’arco da cui inizia Vicolo della Badia (di fronte il numero 17).

Se si decide di intraprendere il percorso nelle domeniche di ottobre si consiglia di arrivare di buonora, perché il paese è sempre affollato a causa della sagra della castagna che si svolge appunto tutte le domeniche in ottobre.

Marradi è un bellissimo e pittoresco paese che si trova nell’alta Valle del Mugello, vicino al confine tra Toscana ed Emilia-Romagna. Si trova sulla via che collega Firenze a Faenza, la via Faventina, la quale venne costruita lungo un antico percorso Etrusco fra il 150 a.C. Ed il 59 a.C. (dopo la costruzione di Firenze).

Il borgo fù costruito probabilmente dopo la conquista del luogo da parte dei Romani. Sulla direttrice Firenze – Faenza nacque questo punto di riposo per i viandanti e punto di difesa per la strada, all’inizio della valle del Lamone. Fu chiamato “Castello” attorno al quale si estendevano tutti i poderi, uno di questi posto alla destra del fiume Lamone, era chiamato “Marrato” cioè zappato. Da qui forse la derivazione del nome di Marradi.

Sul toponimo del paese esiste una curiosa leggenda legata ai primi anni dell’esilio di Dante: durante la fuga del Poeta da Firenze, Egli denunciò il furto del suo cavallo e gli venne obbiettato che gli abitanti del luogo erano tutti galantuomini. Al che, Dante rispose con un arguto gioco di parole: “Sì, galantuomini, ma-radi!”.

Dal punto di vista naturalistico il sentiero ci porta su strati marnosi arenacei, i quali compongono l’ossatura di tutto l’appennino Tosco-Romagnolo. La marna è un fango marino composto da argilla e percentuali variabili di carbonati, mentre le arenarie non sono altro che sabbie solidificate.

Questa alternanza di rocce tenere (marne) e rocce dure (arenarie) fa si che si vengano a formare delle strutture a gradoni tipiche di queste zone. Dal punto di vista botanico si incontrano bellissimi esemplari di castagni, querce, carpini e un bellissimo boschetto di pino rosso (all’inizio del percorso). Verso la fine del sentiero, vicino all’eremo di Gamogna si possono vedere alcuni bellissimi esemplari di abeti rossi e bianchi (ormai residui di un areale più ampio e destinati a scomparire con l’aumento delle temperature)

Il sentiero è tecnico con tratti esposti adatto principalmente ad escursionisti esperti (i tratti più ripidi si possono saltare usando il sentiero di ritorno).

Il percorso si svolge tutto lungo il sentiero CAI 521. Il sentiero è ben segnato, anche se sono fortemente consigliate mappa e traccia GPX. Il sentiero prosegue in salita con alternanza di pendenze leggere e più forti, ad un certo punto biforca nel sentiero CAI 521 e sentiero CAI 521B. Il sentiero CAI 521B è da farsi solo se veramente esperti perchè molto tecnico ed esposto. Quest’ultimo passa per la vetta di Monte Val del Calvo: punto molto panoramico dal quale si ha una visione stupenda su tutti gli strati marnoso – arenacei. Si sconsiglia il sentiero CAI 521B con condizioni di meteo avverse o se non si è escursionisti esperti. Per raggiungere l’Eremo di Gamogna deviare poi per il sentiero CAI 521C.

Proseguendo sul sentiero CAI 521 si arriva molto facilmente, tramite sentieri e strade bianche, al bellissimo eremo di Gamogna. Per tornare indietro si consiglia di prendere il sentiero CAI 521 e non far ritorno per il sentiero CAI 521C e 521B.

Si consiglia la visita al bellissimo Eremo di Gamogna

L’Eremo è crocevia di tanti sentieri dell’Appennino tosco-romagnolo (cammino di Dante, cammino di sant’Antonio, cammino del CAI per Marradi e per il Passo dell’Eremo, Viae Misericordiae).

L’Eremo di Gamogna si trova ai piedi del Monte Gamogna. Questo complesso monastico fu fondato da San Pier Damiani, nel 1503, per accogliere i monaci camaldolesi. Gamogna fu prescelta per la realizzazione di un eremo in quanto punto strategico tra Romagna e Toscana e lungo una via già percorsa da pellegrini. L’edificio fu chiuso nel 1532 per mancanza di monaci e trasformato in chiesa parrocchiale, dipendente dalla chiesa di San Lorenzo a Firenze.

Successivamente il complesso fu affidato alla Fraternità Monastica di Gerusalemme che lo ha ristrutturato. La nuova struttura è composta da un’abside semicircolare con tetto rivestito di lastre di ardesia, un campanile a vela, il chiostro, le celle dei monaci, il forno, la stalla e l’essiccatoio.

 

Difficoltà: EE

Attrezzatura consigliata: Scarpe da trekking, mappa, traccia GPX