L’Emilia Romagna è una delle  regioni italiane a più elevato grado di biodiversità a causa della sua posizione geografica che la pone in un’area di transizione fra gli appennini, la pianura padana ed il mare. Per tutelare ambienti peculiari come I gessi messiniani, gli altipiani calcarenitici come la pietra di Bismantova o gli ambienti fluviali  la regione ha adottato tutta una serie di strategie atte alla conservazione, tutela e valorizzazione delle sue risorse naturali.

Uno dei principali strumenti per la tutela è la valorizzazione degli ambienti naturali è la “Rete Natura 2000”

La “Rete Natura 2000” è costituita da un insieme di ambienti naturali scelti per il loro particolari pregi naturalistici e ambientali.

I siti della Rete 2000 sono stati selezionati tramite la direttiva europea denominata “Habitat” del 1992 e la direttiva europea “Uccelli” del 1979.

L’Emilia-Romagna, con i suoi ambienti altamente variegati e diversificati, che vanno da quelli marini a quelli di alta montagna, possiede un totale di 153 siti.

  • 1 Sito marino
  • 7 Siti sub-Costieri
  • 11 Siti costieri
  • 47 Siti di Pianura
  • 62 Siti di collina e bassa montagna
  • 25 siti di montagna

Essi sono distribuiti in 2 parchi nazionali (Appennino Tosco Emiliano e Foreste Casentinesi), 1 parco interregionale (sasso Simone e Simoncello), 14 parchi regionali e 16 riserve.

Fra i più importanti parchi costituiti per la conservazione di ambienti naturali in regione troviamo i parchi nazionali dell’Appennino Tosco – Emiliano e il Parco delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Monte Falco.

Il Parco dell’Appennino Tosco – Emiliano protegge ambienti di alta montagna come il Monte Cusna (2120 m s.l.m). Qui i ghiacciai derivanti dell’ultima glaciazione, la wurm (comparsa fra 100.000 e 12.000 anni fà) , hanno lasciato alcune testimonianze come le conche glaciali che ospitano specchi d’acqua come il lago di monte Acuto. Dagli ambienti di alta montagna si passa al folto dei boschi con tutte le leggende e la magia che li avvolge in tutte le stagioni. Il parco delle Foreste Casentinesi ne è un esempio. Con i suoi 37000 ettari è uno dei più estesi della regione. Il parco protegge uno dei patrimoni forestali più importanti d’Italia. Con i suoi borghi pittoreschi e le sue valli selvagge è una meta adatta sia agli amanti dei piccoli borghi sia agli amanti della natura. Luoghi un cui anche il sacro è fortemente presente con i santuari di Camaldoli e di La Verna.

Una perla presente in regione, geologicamente parlando, è rappresentata dal sistema dei gessi. I parchi regionali dei Gessi Bolognesi e calanchi dell’Abbadessa e la Vena del gesso Romagnola proteggono uno dei depositi gessosi messiniani più famosi, studiati ed estesi d’Italia. Le sorprendenti morfologie carsiche dei gessi, le grandi depressioni a imbuto come la dolina della Spipola, inghiottitoi, valli cieche  ed altro non faranno altro che meravigliare il camminatore. Un percorso di circa 100 km attraversa i due parchi, La via dei gessi e dei Calanchi.

Dalla collina alla pianura il passo e breve. Il parco del delta del Po’ è un sito ad elevato valore naturalistico soprattutto per l’avifauna. L’ambiente deltizio è ancora avvolto da atmosfere d’altri tempi con grandi spazi solitarie e ritmi antichi.

La ricchezza naturale della regione è davvero vasta. Molto spesso si cerca la bellezza in luoghi esotici lontani migliaia di chilometri, e spesso si resta anche delusi per il fortissimo trend turistico di questi posti. Basterebbe prendere l’auto e percorrere  pochi chilometri per immergersi nella storia, nella cultura, nella natura. La grande quantità di borghi, di trekking e di cammini lascia solo l’imbarazzo della scelta. Tutto questo accompagnato da un’eccellenza gastronomica sempre più lontana (si spera) dall’industrializzazione e  vicina ai ritmi lenti e sapori veri.

Tornare vicini al proprio territorio, scoprirlo e valorizzarlo in tempi di climate change non è solo conveniente ma anche un piccolo obbligo morale.

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